SALUTE DONNA:
QUALI POLITICHE
DI PREVENZIONE?
LA PREVENZIONE: CHIAVE DI VOLTA E
CORRELAZIONE PER LA SALUTA DELLA DONNA
INTRODUZIONE
Nell’immaginario collettivo la Prevenzione, finalizzata alla salvaguardia della
Salute, attraverso l’individuazione precoce di patologie a rischio con elevata
percentuale degenerativa, è figlia della cultura Occidentale. A sostegno di ciò,
depongono numerosi dati di letteratura scientifica. Si stima che il benessere
fisico e mentale di un paziente è dato dalla combinazione di fattori culturali,
sociali ed economici: spesso questi stessi fattori influiscono pesantemente
sulla percezione della malattia, in particolare della malattia cronica. Il
concetto di malattia cronica è un concetto prettamente occidentale, legato
all’evoluzione della medicina e alle garanzie di cura offerte dal sistema
sanitario.
Molti pazienti fanno fatica a comprendere il concetto stesso di malattia
cronica, anche perché “malattia” per loro significa dolore acuto che impedisce
il normale svolgimento della vita quotidiana.
Quando non ha disturbi, spesso il paziente interrompe la terapia trovandosi
poi in uno strato di grave scompenso.
L’INFORMAZIONE
IL divario esistente tra Paesi del Nord e Sud del Mondo incide, inequivocabilmente, sull’
approccio socio-sanitario anche nei Paesi d’Accoglienza. Ciò, sovente, determina
l’acuirsi di patologie in forma irreversibile.
L’Informazione degli strumenti a cui può attingere la donna (SCREENING) riveste un
ruolo molto importante. In tale direzione la divulgazione di opuscoli e guida plurilingue,
nei distretti, centri sanitari e anche aggregazioni interculturali (per esempio il Centro
Interculturale Empolese Valdelsa, per citarne uno) è molto utile per facilitare l’accesso ai
servizi socio-sanitari e scongiurare eventuali reticenze legate a ostacoli burocratici,
barriere linguistiche con operatori; non può nemmeno sottacersi la diffidenza delle donne
che per provenienza geografica, di area musulmana, con determinate regole religiose,
non sono inclini a sottoporsi a visite mediche preventive, con la stessa sollecitudine delle
donne occidental. In particolare quando si tratta di PREVENZIONE delle patologie
dell’apparato riproduttivo; di conseguenza una maggiore diffusione del materiale
informative avrebbe un impatto maggiore per le donne del SENEGAL, nel caso di specie.
Anche attraverso il coinvolgimento dei comuni ove si registra la più alta densità di
presenza. Un Sistema di sinergia che mette al centro la donna e la prevenzione sulla
quale, oltre ai menzionati fattori antropologici, influiscono cause economiche. A tal
proposito riteniamo opportune evidenziare che tale progetto nasce , è stato ideato
secondo I principi della MUTUELLE (Sistema previdenziale che mette al centro la
persona); garantire I diritti primary della salute in presenza di condizioni economiche
svantaggiose . vedi MSSSI.Le stesse cause economiche che sorreggono il “Progetto
Mutuelle” riconducibile a MSSI costituita a Colle di Val d’Elsa.
PERCHE’ INTERVENIRE
Le ragioni che presiedono alla necessità di intervenire in maniera incisive, con la
massima sollecitudine sono moltepici e attengono a vari profili:
1) Sociale, nel caso di specie, Demografia e trend demografico: è ormai tristemente
noto il progressive invecchiamento della popolazione italiana; sul saldo
demografico, seppure in controdenza negli ultimi anni, ha avuto un incidenza
positive la % delle nascite da parte di donne immigrate
2) Prevenzione delle malattie a carico dell’apparato femminile con conseguente
benefici, in termini di riduzione di danni gravi per diagnosi tardive.
A supporto di quanto suesposto, secondo le stime e I dati rilevati dall’ISTAT 2018
(diffonde I dati su indicatori demografici)
Aumentano le immigrazioni, pari a 337mila (+12%) mentre diminuiscono le emigrazioni,
153mila (-2,6%).
Sopra la media nazionale (-1,6 per mille) si collocano, seppur contraddistinte da
variazioni di segno negativo,
anche Toscana (-0,5) e Veneto (-0,8). Nelle restanti regioni, dove la riduzione di
popolazione è più intensa rispetto al dato nazionale, si è in presenza di un quadro
progressivamente caratterizzato dalla decrescita che va dalla Campania (-2,1 per mille)
al Molise (-6,6).
Demografia, solo i migranti
tengono a galla la
popolazione toscana
L’Istat fotografa un numero di cittadini in declino, dove le
migrazioni (sia da altre regioni, sia da altri stati) rivestono un
ruolo fondamentale
[6 marzo 2017]
A A tenere a galla il bilancio demografico regionale sono invece soprattutto il saldo
migratorio estero (+14.500 persone) e il saldo migratorio interno (+4.700 persone).
Da una parte infatti, come spiega l’Istat, le «regioni che accolgono più immigrati – a
prescindere dalla cittadinanza – sono quelle del Centro, con 5,7 neocittadini ogni mille
residenti, rispetto a una media nazionale del 4,8 per mille. Tra le regioni di tale
ripartizione il massimo relativo si ha in Toscana (6,3 per mille)». Dall’altra, il «profilo dei
saldi migratori interregionali continua ad avvantaggiare le regioni del Centro-Nord a
discapito di quelle nel Mezzogiorno. Nel Nord, il primato spetta alla Provincia di Bolzano
(+1,9 per mille) davanti all’Emilia Romagna (+1,8). Nel Centro la regione che fa registrare
un saldo positivo rilevante è la Toscana (+1,3)».
(tratto da GREEN REPORT.IT – quotidiano per un economia ecologica)
La distribuzione delle cittadinanze dei genitori per tipologia di coppia rivela l’elevata propensione
a formare una famiglia con figli tra concittadini (omogamia) delle comunità maghrebine, cinesi e,
più in generale, di tutte le comunità asiatiche e africane.
(Dati tratti dal REPORT ISTAT 28 novembre 2017)
PRESTAZIONI SANITARIE
Sono evidenti all’uomo di diligenza media I notevoli progressi in ambito medicoscientifico.
Lo sviluppo crescente di nuove tecniche di laboratorio e di indagini strumentali ha portato
ad un progresso delle conoscenze in ambito medico per salvaguardare la salute della
donna. Oltre alla classica visita ginecologica, nuovi esami consentono la diagnosi
sempre più precoce di molte patologie, o addirittura l’individuazione di soggetti a rischio
di malattia prima ancora che questa si manifesti. Se le tecniche diagnostiche strumentali
sono diventate ormai insostituibili sostegni a tutte le specialità
mediche, ginecologia compresa, è anche vero che bisogna però avvalersene nel modo
più adeguato, per contenere i costi ed abbattere gli sprechi.
Esami che, nel rispetto dei PROTOCOLLI SANITARI, sono suggeriti (10 esami) ad ogni
donna almeno una volta nella vita (e non solo una volta!) per prendersi cura della propria
salute, dalla comparsa del primo ciclo mestruale fino alla menopausa e oltre.
1. Valutazione di un emocromo e delle riserve di ferro (ferritina e sideremia) mediante
prelievo di sangue. Quando la donna inizia ad avere le mestruazioni, è importante sapere
se l’introito alimentare di ferro sia sufficiente a compensare la perdita che avviene con il
flusso mestruale. In caso contrario è possibile incrementare le scorte cambiando
alimentazione o dando un supplemento di ferro.
2. Valutazione della funzionalità tiroidea: poichè una donna su tre soffre di problemi
tiroidei, un dosaggio plasmatico del TSH permette di valutare questa ghiandola che
rappresenta la centralina di energia di tutto l’organismo e curarla qualora fosse
necessario. Si tratta di un semplice prelievo del sangue da effettuare, in assenza di
particolari disturbi o di familiarità, prima della ricerca di una gravidanza.
3. Valutazione del metabolismo attraverso la misurazione della glicemia, del
colesterolo e dei trigliceridi: gli zuccheri ed i grassi aumentati nel sangue rappresentano
importanti fattori di rischio cardiovascolare; è possibile, sapendolo prima, modificare
questa condizione correggendo lo stile di vita. Si tratta di un prelievo di sangue e di
esami di routine che in genere vanno eseguiti 1 volta all’anno o ad anni alterni .
Sicuramente dopo la menopausa sono ancora più importanti in quanto il metabolismo
rallenta ed è più facile trovarli alterati, in assenza di sintomi particolari .
4. Visita ginecologica con pap test per valutare l’integrità dell’apparato genitale e per la
prevenzione del tumore del collo dell’utero; si consiglia di iniziare a eseguire il pap test
dopo due anni circa dai primi rapporti sessuali, indipendentemente dall’età.
5. Ecografia transvaginale per valutare dettagliatamente l’apparato genitale soprattutto
là dove, per l’habitus della donna, la visita possa risultare poco attendibile. Gli ultasuoni,
arrivando più in profondità , permettono di valutare il tessuto più interrno dell’utero,
chiamato endometrio, e di studiare più nel dettaglio le ovaie, che spesso non si
apprezzano con la sola visita, soprattutto se la paziente è in sovrappeso o se c’è
ingombro intestinale.
6. Visita senologica perché il tumore mammario rappresenta il primo tumore per
frequenza nella donna e sta anche anticipando sempre più l’età di insorgenza. Ecco
perchè è importante anche insegnare alle donne l’autopalpazione, una valutazione
semplice che può fare la stessa donna che meglio di ogni altro ha modo di conoscere il
proprio seno e scoprire la comparsa di un nodulo che prima non c’era. Si consiglia di
effettuarla anche ogni 3 mesi , alla fine della mestruazione e a partire dai 25 anni di età.
7. Ecografia mammaria e/o mammografia per la diagnosi precoce di tumore
mammario; l’ecografia consiste nell’utilizzo di ultrasuoni , che non hanno rischi per la
salute, rappresenta l’esame di prima scelta da abbinare alla visita senologica dopo i 30
anni di età , mentre la mammografia utilizza raggi X , a dosi non rischiose per la salute
quando viene effettuata biannualmente dopo i 40 anni ed annualmente dopo i 50.
Spesso i due esami vengoino abbinati perché sono in grado di indagare diverse strutture
mammarie: l’ecografia è più utile su un seno giovane, in cui la componente ghiandolare è
ancora ben rappresentata; viceversa la mammografia è più attendibile là dove il tessutoi
adiposo sostituisce quello ghiandolare dopo la menopausa.
8. Ricerca di sangue occulto fecale dopo i 50 anni di età, (con colonscopia se positivo)
per la prevenzione del tumore del colon-retto.
9. MOC vertebrale da eseguire dopo la menopausa e femorale dopo i 65 anni di età per
sapere se si ha osteoporosi prima che avvenga una frattura. Fare una MOC è come fare
una lastra, è pertanto indolore ed in presenza di normalità ossea non è necessario
ripeterla prima dei 5 anni . In presenza di massa ossea ridotta, che significa facilità a
fratture, può essere ripetuta dopo 18 mesi, soprattutto se si deve valutare l’efficacia della
terapia data.
10. Test infettivologici per il contagio da malattie sessualmente trasmissibili, in donne
con una vita sessuale attiva (anche durante la gravidanza) o in categorie a rischio
(contatto con materiali infetti): HIV, VDRL e TPHA per la sifilide, HCV ed HBSAg per le
epatiti. Si tratta di un comune prelievo del sangue che può essere fatto durante altri
esami di routine (vedi colesterolo, glicemia e tiroide) dopo almeno 6 mesi dal presunto
contatto a rischio per essere sicuri di non avere alcuna infezione. HPV per la prevenzione
del Papilloma Virus.
Materiale informative e brochure plurilingue da divulgare presso I centri coinvolti e/o Enti
locali di primo accesso (Comuni, usl, centri per l’impiego, Uffici territoriali per
l’Immigrazione, Associazioni di immigrati, regolarmente soggiornanti, presenti sul
territorio)
IL RUOLO PRIMARIO DELL’INFORMAZIONE
Sono circa mille al giorno i nuovi casi di tumore in Italia secondo i dati Airtum.
Di questi il 40% può essere prevenuto adottando uno stile di vita corretto e
diagnosticato il più precocemente possibile, prima, cioè, che si manifesti a
livello clinico.
Per garantire equità nell’accesso a una diagnosi precoce, il Servizio sanitario
nazionale effettua tre programmi di screening per la prevenzione dei tumori di
cui due tipicamente femminili, seno e collo dell’utero, e il terzo dedicato a lei e
a lui, colon-retto, ma assai frequente nelle donne, più di quanto si creda.
Perché solo tre? Purtroppo non per tutti i tipi di tumore esistono esami di
screening efficaci, capaci cioè di individuare il tumore in gruppi di persone
senza i sintomi della malattia e quindi in grado di selezionare quelle che
richiedono ulteriori accertamenti.Parlane con il tuo medico, fai visite ed esami
consigliati. Aderisci allo screening, se rientri nelle fasce di età a rischio.
Il test impiegato finora nello screening per il cancro del collo dell’utero è il Paptest.
Deve essere effettuato da tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni
ogni tre anni. Secondo le prove scientifiche disponibili è questo infatti
l’intervallo di tempo che rende massimi i benefici dello screening e riduce al
minimo i costi e le visite richieste.
L’intervallo, infatti, è sufficientemente breve per rendere poco probabile tra un
test e l’altro lo sviluppo di un tumore, ma non così breve da individuare lesioni
che regredirebbero spontaneamente e quindi da indurre a effettuare un
trattamento che non sarebbe necessario.
Il Pap-test consiste in un prelievo di una piccola quantità di cellule del collo
dell’utero, eseguito strofinando sulle sue pareti una spatolina e un tampone.
Le cellule prelevate, dopo essere state sottoposte a un particolare processo
chimico, vengono analizzate al microscopio per valutare la presenza di
alterazioni, che possono essere indice di una trasformazione in cellule tumorali.
Se il Pap-test non evidenzia nessuna anomalia, la donna viene invitata a
ripetere l’esame dopo tre anni.
In alcune Regioni si effettua il nuovo test di screening
Recentemente, viste il ruolo indispensabile di alcuni tipi di virus HPV (cosiddetti
ad alto rischio) nello sviluppo del cancro della cervice uterina, le Regioni sono
state sollecitate a mutare il test di screening.
Il nuovo test di screening si baserà sulla ricerca dell’infezione dell’HPV ad alto
rischio. Il prelievo è simile a quello del Pap-test. L’esame dovrà essere
effettuato non prima dei 30 anni ed essere ripetuto con intervalli non
inferiori ai 5 anni.
Se il test HPV risulta positivo la donna dovrà sottoporsi ad un Pap-test.
Se anche questo è positivo la donna dovrà sottoporsi a colposcopia.
Se invece la citologia non presenta alterazioni importanti la donna ripeterà il
test HPV dopo un anno.
Dai 25 a 30-35 anni l’esame di riferimento rimane il Pap test da eseguirsi ogni
tre anni . Questa scelta è dovuta al fatto che in giovane età la probabilità di
avere una infezione da HPV è molto alta senza che questa assuma una
importanza clinica
Se il PAP-test risulta positivo
Se invece il Pap-test risulta positivo, vale a dire nei casi in cui l’analisi al
microscopio mostra la presenza di cellule con caratteristiche pre-tumorali o
tumorali, il protocollo dello screening per il cancro del collo dell’utero prevede
l’esecuzione di esami di approfondimento.
In primo luogo la donna è invitata a eseguire una colposcopia. Si tratta di un
esame che, attraverso l’utilizzo di un apposito strumento (il colposcopio)
permette la visione ingrandita della cervice uterina. In tal modo il medico è in
grado di confermare la presenza di lesioni pretumorali o tumorali e valutarne
l’estensione.
Alla colposcopia può far seguito una biopsia, cioè un prelievo di una piccola
porzione di tessuto anomalo da sottoporre a un’analisi che confermi
definitivamente le caratteristiche esatte della sospetta lesione.
Screening per il tumore del colon-retto
Il test di screening per il cancro del colon-retto, utilizzato nella quasi totalità dei
programmi è il test del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni nelle
persone tra i 50 e i 69 anni. L’esame, estremamente semplice, consiste nella
raccolta (eseguita a casa) di un piccolo campione di feci e nella ricerca di
tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Il test usato nei programmi di
screening italiani non rende necessario seguire restrizioni dietetiche prima
della sua esecuzione. Poiché le eventuali tracce di sangue possono essere un
indizio della presenza forme tumorali oppure di polipi che possono, in futuro,
degenerare, è indispensabile eseguire l’esame di approfondimento.
Una piccola parte dei programmi di screening attivi in Italia (in particolare nella
regione Piemonte) utilizza al posto della ricerca del sangue occulto un altro
esame di screening, la rettosigmoidoscopia eseguita una sola volta all’età
di 58-60 anni.
Si tratta di un esame endoscopico, che consiste nella visualizzazione diretta,
tramite una sottile sonda flessibile dotata di telecamera, dell’ultima parte
dell’intestino (il sigma e il retto): è qui che si sviluppa infatti il 70% dei tumori
del colon retto.
In caso di esame positivo
Nel caso di positività all’esame del sangue occulto nelle feci o alla
rettosigmoidoscopia, i programmi di screening prevedono l’esecuzione di una
colonscopia come esame di approfondimento. La colonscopia permette di
esaminare l’intero colon retto.
Oltre a essere un efficace strumento diagnostico, la colonscopia è anche uno
strumento terapeutico.
Nel caso venisse confermata la presenza di polipi, consente, infatti, di
rimuoverli nel corso della stessa seduta.
I polipi rimossi vengono successivamente analizzati e, in base al loro numero,
alle loro dimensioni e alle caratteristica delle loro cellule, vengono avviati
percorsi terapeutici e di controllo ad hoc.
Per approfondire consulta la scheda sul tumore del colon-retto
Screening per il tumore del seno
Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mn una mammografia ogni 2
anni. In alcune Regioni si sta sperimentando l’efficacia in una fascia di età più
ampia, quella compresa tra i 45 e i 74 anni (con una periodicità annuale nelle
donne sotto ai 50 anni).
La mammografia è un esame radiologico della mammella, efficace per
identificare precocemente i tumori del seno, in quanto consente di identificare i
noduli, anche di piccolo dimensioni, non ancora percepibili al tatto.
I programmi organizzati di screening prevedono che l’esame venga eseguito
visualizzando la mammella sia dall’alto verso il basso che lateralmente. Una
maggiore accuratezza nella diagnosi viene ottenuta dalla valutazione della
mammografia effettuata separatamente da 2 medici radiologi.
Un ampio studio pubblicato nel settembre 2012 sul Journal of Medical
Screening e che ha passato in rassegna le ricerche pubblicate sui programmi
di screening per il cancro al seno attivi in Europa ha mostrato che la mortalità
si riduce del 25% per le donne che si sottopongono allo screening.
Per ogni 1.000 donne di età tra i 50 e i 69 anni sottoposte regolarmente ai
programmi di screening e seguite fino a 79 anni di età, lo screening permette di
salvare tra 7 e 9 vite.
Se la mammografia è dubbia o positiva
Una positività alla mammografia non equivale a una diagnosi certa di cancro al
seno, anche se indica una maggiore probabilità di essere affette dalla
patologia.
Per questa ragione, in caso di un sospetto, al primo esame seguono ulteriori
accertamenti diagnostici che, all’interno dei programmi organizzati di
screening, consistono in una seconda mammografia, in un’ecografia e in una
visita clinica.
A questi esami può far seguito una biopsia per valutare le caratteristiche delle
eventuali cellule tumorali.
Soltanto al completamento di questo percorso si ottiene la conferma della
diagnosi e, in caso di positività, si dà il via all’iter terapeutico.
LOGISTICA E MODALITA’ OPERATIVE
Tenuto che molte donne del SENEGAL, hanno un basso livello di scolarizzazione,
talvolta, vivono in centri non urbani, prevalentemente svolgono attività casalinge che le
porta a scarsi contatti con l’esterno, si potrebbe pensare, inoltre, in accostamento a
quanto sopra specificato ovvero alla Rete degli Enti Locali a strutture itinerant, sul
modello di EMERGENCY , per concorrere alla divulgazione delle attività di cui al
progetto.
Partnariato
Enti locali (USL, COMUNI) in ossequio ai dettami dei principi e canoni in materia di
cooperazione internazionale di cui alla legge ….
Agenda 2030
Triennio 2016-18
DURATA DEL PROGETTO
Il Progetto avrà la durata di 12 mesi; spiegherà la sua efficacia sull ‘intero territorio
Toscano.
DESTINATARI
Donne di origine del SENEGAL, resident nel territorio Toscano.
MOTIVAZIONI E CONCLUSIONI
Il presente Progetto nasce dalla consapevolezza che un processo d’integrazione a 360
gradi può considerarsi tale solo se sono compiute e/o eliminate gli ostacoli, che
consentono ai soggetti presenti su un territiro, anche di Paesi terzi, di accedere e fruire ai
servizi del S,S,N; in tal modo si assicurano condizioni di equità sociale, cardine di ogni
società democratica,
PARTNER
SOGGETTO AFRICA
CENTRO FIOR DI PRUGNA ASL FIRENZE
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