LO SPORT E
L’EDUCAZIONE
LO SPORT: FATTORE DI CRESCITA ECONOMICA E
COESIONE
INTRODUZIONE
Nell’immaginario collettivo lo Sport ha un ruolo determinante per lo sviluppo
psico-fisico dell’individuo; fin dalla tenera età si viene indirizzati ad attività
sportive (piscina, palestra a titolo d’esempio) per favorire uno sviluppo
armonioso. Il connubio Sport = benessere è un dato di fatto incontrovertibile.
Altro elemento degno di nota è legato ai benefici per la socialità e
l’inserimento ad ogni età, lo Sport a Scuola e in qualsiasi Associazione è
elemento di aggregazione e interazione.
“Lo Sport può svolgere un ruolo importante per migliorare la vita di ogni
singolo individuo, anzi non soltanto per ogni singolo individuo, bensì di intere
comunità. Sono convinto che i tempi sono maturi per esortare i giovani, le
organizzazioni di aiuto allo sviluppo e la società a trovare mezzi e vie per
integrare sistematicamente lo sport in progetti d’aiuto per bambini, in
particolare per i bambini che vivono nella povertà o che sono vittima di
malattie e conflitti”. KOFI ANNAN , Segretario Generale delle Nazioni Unite –
Anno internazionale dello SPORT 2005.
PERCHE’ INTERVENIRE
L’attuale situazione economico e sociale, a causa dell’emergenza sanitaria
COVID-19, aprono nuovi scenari di povertà e indigenza in tutti i settori e ceti
e, inevitabilmente, si ripercuote sulla coesione sociale. Molti giovani, in
particolare nelle periferie e negli ambienti più vulnerabili ( stranieri in primis)
vivono il dramma della disoccupazione e della solitudine. Numerosi sono
coloro che, pur avendo capacità agonistiche di alto livello, non possono
praticare alcuna attività sportiva perché privi di mezzi; ciò determina uno
spreco di talenti e risorse vitali per lo Sport e l’atletica anche internazionale.
Moussa Fall, recordman negli 800 m per il Senegal, ritiene che la valorizzazione dei
talenti passa dalle Scuole, la formazione ha un indiscusso pregio sia per la
formazione della personalità che per l’educazione degli adolescenti: non si può
ignorare che una buona e sana pratica sportiva funge da deterrente a ogni sorta di
illegalità.
Il progetto poggia le sue basi su un obiettivo ambizioso e di alto valore
sociale: individuare e incentivare alle attività sportive nuove leve emergenti
nello sport anche attraverso sussidi di sostentamento per le iniziative
correlate allo Sport ( trasferte ecc.).
Molti ragazzi, provenienti dall’Africa o nati in Italia, sono in possesso di qualità
innate per lo Sport ma per una serie di concause non le valorizzano (famiglie
numerose e genitori poco attenti alle inclinazioni dei figli).
LO SPORT E l’INTERAZIONE CULTURALE
Da sempre lo Sport ha unito tutti i popoli: gli eventi di carattere internazionale
e non hanno visto competere sportivi di ogni estrazione culturale ed etnica.
“Si ribadisce l’interesse legittimo per lo sport, in particolare per i suoi aspetti
sociali e culturali, nonché per i valori sociali ed educativi che lo sport
trasmette quali l’autodisciplina, la sfida dei limiti personali, la solidarietà, la
sana competizione, il rispetto dell’avversario, l’integrazione sociale, la lotta
contro ogni forma di discriminazione, lo spirito di gruppo, la tolleranza e la
lealtà”. Unione Europea dal Trattato di Amsterdam 2 ottobre 1997.
A livello sportivo, possiamo ragionevolmente ritenere che il processo di
MULTICULURALISMO può considerarsi compiuto. I migliori talenti nelle varie
discipline sportive (atletica, calcio,..) provengono da Paesi Arabi, Africani, Est
Europa . Oggi è impellente l’esigenza di abbattere le barriere della
discriminazione . Lo SPORT può esprimere al meglio le sue potenzialità
di volano per la crescita e la coesione sociale.
In tal senso “Lo Sport è un’ attività umana che si fonda su valori sociali,
educativi e culturali essenziali. E’ un fattore di inserimento , di partecipazione
alla vita sociale, di accettazione delle differenze e di rispetto delle regole.
Dichiarazione del Consiglio Europeo Nizza, Dicembre 2000”.
Dal punto di vista giuridico e/o normativo si sono susseguite numerosi e
considerevoli interventi legislativi tesi a dare un assetto incisivo e concreto a
tutte le attività sportive.
In tale direzione, di particolare rilievo e spessore, quanto è stato sancito dal
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Comitato Olimpico Nazionale
Italiano che hanno rinnovato l’Accordo di Programma per la promozione delle
politiche di integrazione nello sport. Trattasi di una cooperazione sinergica
nata nel 2014 volta allo sviluppo di azioni finalizzate a favorire l’integrazione
sociale della popolazione straniera attraverso lo sport ed a contrastare le
forme di intolleranza e discriminazione razziale.
ASPETTO NORMATIVO E CORRELAZIONE CON BENESSERE
PSICO FISICO DELLO SPORT
Senza voler incorrere in tediose ripetizioni in merito ai benefici
dello Sport e al suo indiscusso ruolo come fattore di aggregazione,
si ritiene, altresì, opportuno citare una fonte autorevole .…….
Carta dei diritti dei ragazzi allo sport
Commissione Tempo Libero dell’Onu – 1992
1 Diritto di praticare attività motoria. I genitori devono avviare il bambino all’attività
motoria per i ben noti vantaggi psicofisici, che non sono più recuperabili se si inizia
tardivamente; il bambino può scegliere, sperimentare, cambiare gli sport che desidera.
L’Unesco raccomanda che almeno un sesto dell’orario scolastico settimanale sia dedicato
all’attività motoria, cioè sei ore alla settimana.
2 Diritto di giocare e divertirsi. L’allenatore deve proporre il divertimento, il
miglioramento psicofisico e l’educazione come obiettivo finale e non la vittoria, che crea
tensione.
3 Diritto di praticare sport in un ambiente sicuro e sano. Cioè igienicamente a norma,
con assistenza vicina in caso di infortunio, con a disposizione un telefono in caso di
urgenza, senza pressioni agonistiche esagerate o selettive, senza pressioni farmacologiche.
4 Diritto di essere allenato da personale adatto a quella fascia di età e qualificato. Per
evitare il rischio di esercizi sbagliati o che arrecano sovraccarico delle strutture in crescita o
creano problemi psicologici.
5 Diritto di essere trattato con rispetto. Non è raro sentire l’allenatore che urla o ordina
degli esercizi pesanti per punizione od osservare un genitore che sgrida il bambino, invece
di incoraggiare e fornire il suggerimento tecnico giusto per migliorare e sdrammatizzare
l’eventuale errore con una carezza o altro.
6 Diritto del giusto riposo. Lo studio, la malattia, la crescita richiedono dei carichi di
attività motoria diversi a seconda dei periodi e le pause giuste, gli allenamenti troppo
frequenti vanno ridotti e i riposi non devono essere ripresi come una colpa.
7 Diritto del controllo della salute. La competizione va riservata ai bambini in perfette
condizioni psicofisiche e che lo desiderino, senza pressioni esterne con il rispetto del
trattamento adeguato e il tempo giusto di guarigione e riabilitazione dai traumi, della
gradualità della qualità e della quantità del carico di lavoro. Obbligatorio il certificato di
stato di buona salute fisica per le attività non agonistiche che lo richiedano ed il certificato
di idoneità agonistica per gli sport agonistici dietro indicazione delle rispettive Federazioni
sportive per quanto riguarda l’età di inizio.
8 Diritto di competere con giovani di pari capacità. Bisogna sforzarsi di praticare attività
sportiva fra gruppi non solo omogenei per età cronologica ma anche per età ossea o
maturità puberale, per avere le stesse probabilità di divertimento e di successo. Per gli sport
di contatto l’attività deve essere anche in considerazione del peso.
9 Diritto di pari opportunità. Tutti i bambini devono poter giocare, senza far panchina,
senza tenere conto del risultato agonistico, che sarà ricercato più avanti nel tempo.
10 Diritto di non essere sempre un campione. Non sempre il bambino può essere un
campione o continuare ad esserlo; chi lo è, può esserlo anche solo per un periodo, e deve
sapere che pratica sport per i vantaggi che arreca e per divertirsi, perché solo uno su
quarantamila sarà un campione anche nella vita futura come professionista
CONCLUSIONI
“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il Potere di ispirare.
Esso ha il Potere di unire le persone in un modo che poche altre cose
fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può
portare speranza dove una volta c’era solo disperazione”. Nelson
Mandela, premio Nobel per la Pace nel 1993.
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